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insieme a te > sulle strade del gusto > - Gravago, il castello dei Landi

Castello di Gravago
 
Il Castello di Gravago

Importante Castello dei Landi che ai tempi controllava la Val Noveglia e la via d’accesso ai feudi della Val Taro, ora i suoi ruderi sono all’interno di un bosco.

Importante per le comunicazioni fra la valle del Ceno e quella del Taro attraverso il valico del Santa Donna (in precedenza chiamato Sant'Abdon), il castello dominava questo punto di passaggio, obbligatorio anche per la via, di maggior rilievo, che univa Piacenza al mare per il passo del Bratello.
Dopo la Rocca di Bardi, che ha continuato, dal 1000 ad eccellere dominatrice sulla valle del Ceno, il castello di Gravago e sempre stato il più forte di quel territorio tanto importante e contrastato in tutte le guerre intestine di quei tempi. E' nominato nella divisione patrimoniale dei Platoni,collegati con i Granelli-Lusardi.
Il fortilizio rimase per un certo periodo tra i fratelli Platoni come pegno d’unione famigliare, ma nel gennaio del 1234 dipendeva dal Comune di Piacenza; veniva poi ceduto ad Ubertino Landi e sotto il suo controllo, il Castello ebbe il suo periodo più fulgido soprattutto nel momento in cui Ubertino dovette abbandonare Bardi e ritirarsi nel Castello di Gravago, che per alcuni anni restò il suo unico rifugio sicuro.
Infatti, nell'estate del 1269 allorché i consoli piacentini, con le milizie cittadine rafforzate da contingenti venuti da Milano e da Parma, strinsero d'assedio la rocca di Bardi, e l'ebbero nel novembre per mancanza di vettovaglie, con una capitolazione pure assai favorevole, Ubertino che aveva saputo uscirne a tempo dichiarando irrita e nulla quella resa si ritirò, con forte gruppo di fuoriusciti, a Gravago.

Gravago è stato in quel periodo il punto strategico centrale di Ubertino, poiché con
esso aveva libero il passo verso il castello di Compiano e il Bedoniese, dove dominavano i Lusardi ed i Granelli, e con aspre mulattiere di breve percorso giungeva a Gusaliggio e a Landasio, i forti manieri dell'altro fiero ghibellino Oberto Pallavicino, che Ubertino poteva considerare a ragione il suo vicino più grande fra i tanti amici sparsi per la montagna. E da Gravago era breve il passo alla Tosca, attraverso la quale egli si teneva aperto il passaggio per Fornovo e per Parma.

Qua e la fra i casali di Gravago si trovano anche oggi mura colossali; più o meno rovinate, ed altre che affiorano attraverso case d'abitazione o rustici edifici.
E così nell'appendice opposta a quella di Gravago, ma non a grande distanza e precisamente ove si trova la chiesa di Campello, sorgeva allora una forte costruzione che dominava più da vicino la rocca di Bardi, vigilandola anche come vedetta o guardiola.
Resta tutt'ora il nome di Caminata e si trova segnata nella carta dell'Istituto Geografico militare a quota 535. Ma che poco o nulla rimanga è spiegabile giacché le case vicine e forse la stessa chiesa sorsero con il materiale di quelle muraglie, che scomparvero poco per volta aiutando a far sorgere modeste abitazioni più consone alla vita agricola di quelle terre.


 

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